LA SINDROME DELL’ OVAIO POLICISTICO


La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una patologia endocrino-ginecologica che colpisce molte donne in età fertile, tanto da risultare la prima causa di infertilità femminile per assenza di ovulazione.

Anche se non è possibile definire un quadro “standard” delle manifestazioni cliniche, nella maggioranza dei casi si osservano: eccesso di ormoni sessuali maschili (iperandrogenismo), microcisti a livello ovarico e ovulazione ridotta o assente, associata o meno a squilibri mestruali. Bastano due su tre delle suddette manifestazioni per fare diagnosi di PCOS (criteri di Rotterdam).

Gran parte delle pazienti affette da PCOS risultano sovrappeso o obese e l’eccesso di grasso corporeo, soprattutto se localizzato a livello addominale, favorisce l’insulino-resistenza e l’aumento della secrezione di insulina. Questi sono problemi comuni nelle donne con PCOS, anche normopeso.

L’insulina in eccesso, stimola l’ovaio a produrre più androgeni, peggiorando il quadro ormonale e i sintomi della PCOS. Quindi i problemi che la donna con PCOS deve tipicamente affrontare sono sovrappeso, obesità, insulino-resistenza, aumento della glicemia, segni di iperandrogenismo (eccesso di peli corporei, acne, alopecia), disfunzioni mestruali e fertilità ridotta. Attualmente non esiste una terapia risolutiva per la PCOS ma è possibile tenerla sotto controllo, per evitare che la situazione ormonale e metabolica peggiori al punto da mettere la paziente a rischio di sviluppare patologie alle quali è più soggetta (diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, cancro a ovaio, endometrio e utero, complicanze gestazionali). Dal punto di vista dietetico, il primo obiettivo per migliorare la situazione patologica in caso di sovrappeso o obesità è il calo ponderale.


In ogni caso è essenziale ridurre l’apporto di carboidrati, zuccheri semplici, latte e derivati, alimenti che stimolano fortemente il rilascio di insulina e, quindi, il peggioramento della PCOS. Alcuni studi scientifici consigliano di consumare i pasti in fasce orarie ben precise (colazione: 6-9, pranzo: 12-15, cena: 18-21) e di concentrare le calorie nella prima parte della giornata, per migliorare la situazione ormonale della donna con PCOS. Quindi meglio una colazione abbondante e completa, composta ad esempio da pane integrale tostato, prosciutto crudo, frutta secca e frutta fresca. Scegliere una colazione salata permette di creare un pasto completo e saziante in modo più semplice, nonché di alternare varie fonti proteiche (uova, salmone, tonno, prosciutto crudo, ecc).


A pranzo è bene privilegiare le proteine, accompagnate da abbondante verdura e frutta fresca. Un’idea potrebbe essere un’insalatona composta da straccetti di petto di pollo, verdure miste e semi oleosi come semi di zucca condita con olio EVO e, se non è presente sovrappeso, accompagnata da una piccola quota di carboidrati. La cena dovrebbe essere il pasto più leggero: una porzione di pesce azzurro o carne bianca accompagnata da verdure potrebbe essere una buona soluzione. Molte evidenze dimostrano che i giusti accorgimenti dietetici permettono alla donna affetta da PCOS di migliorare la sua qualità di vita, riducendo i disturbi legati alla patologia e i rischi a lungo termine per la sua salute.

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